22
Apr

La prova costume di chi non sa assolversi

   

Pubblicato venerdì 22 Aprile 2011 alle 01:18 da Francesco

Questo è il momento dell’anno in cui gente d’ogni età e circonferenza cerca di preparare la propria carne per la transumanza estiva, di conseguenza conto maggiori presenze nei luoghi in cui io mi alleno durante ogni stagione. Suscitano un po’ di tenerezza in me quelle persone che provano a mettersi in forma con lo scopo precipuo di risultare attraenti e in particolare le donne. Ragazze e signore con i fianchi un po’ larghi forse credono che misure minori possano portare loro gioie maggiori, ma se bastasse così poco allora le palestre potrebbero sorgere al posto delle basiliche, delle moschee, delle sinagoghe…
Ogni primavera, negli sforzi incostanti di persone assai diverse, leggo sempre il medesimo desiderio d’amore velato di carnalità sul quale mi sembra che si abbatta spesso un senso di inadeguatezza più o meno giustificato. Nei periodi più rigidi dell’anno i miei percorsi mi offrono desolazioni incomplete, però con l’avvento di temperature più miti e accomodanti ho sempre modo di scorgere solitudini semoventi che cercano di uscire dai loro gusci imperfetti. Secondo me l’etica viene minata ogniqualvolta l’estetica diventi oggetto di ossessione, perciò io inseguo sempre il concetto di kalokagathia per cercare d’esserne all’altezza.
Quand’ero un adolescente flaccido, prima di ogni estate credevo fortemente che avrei fatto incontri straordinari tra giugno e settembre, ma ogni volta ne restavo deluso e forte della mia giovane età mi dicevo sempre che l’anno successivo avrei avuto miglior fortuna. Ormai, dopo quasi tre lustri, ho ragione di credere che da tempo immemore sia stata accolta la domanda di prepensionamento della dea bendata. In realtà non sono un fatalista e me ne frego del mio quadro astrale. Ammesso che io abbia un destino, quest’ultimo può venire a convocarmi mentre faccio qualche trazione a seguito di una sessione di corsa.

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19
Apr

Dialoghi intersessuali con sfumature cadaveriche: parte 1

   

Pubblicato martedì 19 Aprile 2011 alle 14:42 da Francesco

Quanto riportato di seguito potrebbe urtare la sensibilità di qualche testa di cazzo, perciò invito il lettore a fare un lungo respiro prima di decidere se per lui sia opportuno continuare la lettura o, invece, se gli sia preferibile andarsene a fare in culo.
Trovo che conversazioni del genere siano piccole perle e se ne fossi in grado le traslerei su dei papiri o su delle pareti rupestri avvalendomi della scrittura cuneiforme.

Francesco scrive:
Volevo chiederti carissimo compare, ma tu al posto del complesso edipico cosa hai avuto?
Speravi che tuo padre te lo buttasse in culo?

Interlocutore gay scrive:
ma vaa
ma perchè tu hai veramente avuto il complesso edipico?

Francesco scrive:
No, seriamente.
Chi non lo ha avuto?

Interlocutore gay scrive:
boh
credevo fosse una balla
no comunque non ho mai provato attrazione per mio padre

Francesco scrive:
La sodomia è un apostrofo rosa tra due chiappe.
Capisco.

Interlocutore gay scrive:
tu invece che desieravi?

Francesco scrive:
Fottere di brutto un’amica di mia madre.
Da ragazzino.
Intendo proprio violentemente.

Interlocutore gay scrive:
beh ma non è edipo questo
mica è tua madre

Francesco scrive:
Cazzo ne so, mentre aveva la testa in lavatrice.
Sì, però la rappresentava in qualche modo.
Quindi un complesso putativo.

Interlocutore gay scrive:
violentemente nel senso di picchiarla?

Francesco scrive:
No, nel senso di tenerla con la testa giù.
Forse retaggio dei primi film porno.
VHS rubate in edicola.

Interlocutore gay scrive:
e questo verso che età?

Francesco scrive:
Non rammento, forse ero già in doppia cifra.

Interlocutore gay scrive:
beh immagino di sì

Francesco scrive:
Mannaggia li pescetti.
Te lo ricordi Isaac George, nevvero?

Interlocutore gay scrive:
come no
quello dei ragazzi della terza c

Francesco scrive:
Sì.

Interlocutore gay scrive:
e su tua mamma nn hai mai fatto fantasie invece

Francesco scrive:
Sì, però non mi garbava esteticamente.
Cioè, mi dovevo sforzare.

Interlocutore gay scrive:
ah ok

Francesco scrive:
Era un po’ come il turno di lavoro.
Una volta ho fatto questo ragionamento.
Seguimi, mi raccomando.

Interlocutore gay scrive:
ok

Francesco scrive:
Se mia madre fosse stata violentata a tredici anni e mi avesse partorito prima dei quattordici, tra noi due non ci sarebbe stata una grande differenza d’età.

Interlocutore gay scrive:
no

Francesco scrive:
In più, se mia madre fosse stata bella, in seguito io avrei potuto innamorarmene.
Purtroppo mia madre mi ha partorito alla soglia dei quarant’anni ed è sempre stata un cesso.
Un peccato, non credi?

Interlocutore gay scrive:
beh
non saprei
non credo che sarebbe cambiato molto se te ne fossi innamorato

Francesco scrive:
Il tuo equilibrismo è degno dei migliori centristi.
Perché pensi che non sarebbe cambiato molto?

Interlocutore gay scrive:
scusa metti che te ne fossi innamorato
che cambiava?
nasceva una love story?

Francesco scrive:
Perché no? All in one: amore materno e quell’altro, che materno non è.

Interlocutore gay scrive:
io ricordo solo una fortissima attrazione per un mio cugino

Francesco scrive:
“Non c’è cosa più divina che scoparsi la cugina”.

Interlocutore gay scrive:
eh magari

Francesco scrive:
Comunque non perdonerò mai a mia madre la sua bruttezza.

Interlocutore gay scrive:
beh evidentemente non hai preso da lei

Francesco scrive:
Né, ovviamente, la sua decisione di concepirmi tardivamente.
Ti ringrazio, peccato che tu non sia una procace ventenne, ma una checca prossima alla terza decade: comunque apprezzo.

Interlocutore gay scrive:
beh ho detto che sei un bel ragazzo
penso chiunque lo direbbe no?

Francesco scrive:
Non credo, la bellezza non è soggettiva?

Interlocutore gay scrive:
sì però voglio dire
pur non avendoti visto se non in qualche foto
mi pare che nel complesso sei carino
che non significa che mi faccio le seghe pensando a te, ma è una pura constatazione

Francesco scrive:
Con tutto il dovuto rispetto per la categoria dei piglianculo, ma come mai tali complimenti mi giungono sempre dai tuoi pari?

Interlocutore gay scrive:
credo perchè non c’è niente da guadagnare
non scatta il minuetto tra maschio/femmina o tra frocio/frocio

Francesco scrive:
Quindi non c’è la finta pudicizia delle ragazze eterosessuali.

Interlocutore gay scrive:
è come se dicessi a una donna che è bella: pura constatazione disinteressata

Francesco scrive:
Non fa una piega, seriamente.

Interlocutore gay scrive:
e lo so
potrei pure andare avanti a elogiare i dettagli ma non avrebbe molto senso

Francesco scrive:
Mannaggia alla natura, fossi nato frocio avrei fatto lo gigolò.

Interlocutore gay scrive:
eh che vuoi fare

Francesco scrive:
Mi sa che non ci si può diventare per corrispondenza.

Interlocutore gay scrive:
fai sesso virtuale in cam e fatti pagare
è un buon compromesso

Francesco scrive:
Dio cane, dovrei usare parecchia immaginazione.

Interlocutore gay scrive:
e perchè mai?

Francesco scrive:
Perché io sto al sesso come la fusione a freddo sta alla pratica.

Interlocutore gay scrive:
beh
qui si sta parlando di pugnette

Francesco scrive:
Fammi capire: potrei essere pagato per farmi le seghe? Ho eiaculato così tanto da riempire la Vistola e ci avrei potuto ricavare euro sonanti?

Interlocutore gay scrive:
c’è un sacco di gente che lo fa

Francesco scrive:
Interessante.

Interlocutore gay scrive:
almeno, so di ragazzi che si piazzano in cam, si fanno una pugna e si fanno pagare tipo con paypal
e si pagano l’affitto così
conoscendo le tue remore non credo lo faresti mai

Francesco scrive:
L’ho sempre detto che la masturbazione è salvifica. Il mondo si regge sulle seghe.
Remore? Non saprei. Dovrei valutare i possibili ricavi. Casomai chiedo a mia madre di parlarne con il commercialista.

Interlocutore gay scrive:
calcola che per moltissimi froci un uomo che si masturba è il massimo del turnon
quindi di spettatori ne avresti

Francesco scrive:
In questo modo potrei anche sfatare la leggenda secondo la quale io sono un omofobo.

Interlocutore gay scrive:
rabbrividisco all’idea che ci stai facendo un pensierino

Francesco scrive:
Proprio tu? L’ostia, la croce e la veste talare dove le hai nascoste?

Interlocutore gay scrive:
ma mica per me, per te
non credo lo faresti mai

Francesco scrive:
Stai usando la psicologia al contrario: è chiarissimo.

Interlocutore gay scrive:
naaa
tranquillo
te l’avrei chiesto

Francesco scrive:
Comunque devo ragionarci. Sarebbe un po’ come entrare nel mondo della pornografia da cui ho sempre attinto (e con cui ho sempre macchiato).

Interlocutore gay scrive:
ahahah
allora mi terrai informato

Francesco scrive:
Oscuro il tuo nickname, mi salvo questa conversazione, ne correggo gli errori ortografici e me l’appunto: credo che meriti.

Interlocutore gay scrive:
ma please

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16
Apr

Liquid Tension Experiment

   

Pubblicato sabato 16 Aprile 2011 alle 15:15 da Francesco

Per me la musica con la emme maiuscola ha canoni precisi che si esprimono attraverso stili piuttosto diversi. Ancora sedicenne, i Liquid Tension Experiment nel loro album di debutto contribuirono significativamente a suggerirmi la direzione verso cui tendere le orecchie. Il gruppo era composto per tre quarti da membri dei Dream Theater con l’aggiunta di Tony Levin (quest’uomo è ovunque!) al basso. Il progetto durò appena due dischi, entrambi prettamente strumentali e, almeno per quanto mi riguarda, molto prossimi alla perfezione. Sono legato alla traccia sottostante e insieme all’intro il momento di massima esaltazione per me è l’assolo di Tony Levin con lo stick bass oltre, ovviamente, a quello di Petrucci. Se non mi fossi avvicinato a certi generi musicali la mia esistenza sarebbe stata meno semplice.

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15
Apr

Tra gli atomi di Democrito (Siddharta è bandito)

   

Pubblicato venerdì 15 Aprile 2011 alle 02:18 da Francesco

Dunque, sperare che io faccia un missaggio decente è un po’ come pretendere di curare l’ebola con la Tachipirina. Questo esperimento privo di qualsivoglia anelito artistico catturerà di nuovo la mia attenzione quando, in un futuro indefinito e a fini introspettivi, ne analizzerò lo schema metrico e la scelta lessicale. Mi piace ascoltare questo pezzo che ho fabbricato per il mio diletto su una base yankee, tuttavia preferirei possedere la capacità di fare power metal, magari sfondando le casse altrui a forza di acuti prolungati e stupefacenti. Forse nella prossima vita.

Cogito tra gli atomi di Democrito
I drammi non si misurano col sistema metrico
Tra difetti e meriti cerco rimedi e medito
Ricordi archiviati come dati sopra un monitor
Mai attonito miglioro la mia persona
Indomito il pensiero come la forza che sprigiona
La mente respinge il male che la tange
La volontà vince contro tutte le frange
Nella natura cangiante sono il mio reggente
Non seguo il raggio della cultura struggente
Il tempo traduce in luce le ombre di un’epoca
La coscienza mi conduce fino all’ultima revoca
Si riepiloga la storia come per Caligola
Decollano parole tardive dalla mandibola
Non mi logora il ragionamento che mi vincola
Pace interiore come cingolo per ogni giornata singola

Ad ora tarda forse leggi Siddharta
Ma la cultura crea castelli di carta
A me non basta e voglio il timbro
Sul permesso di soggiorno per l’Olimpo

Ad ora tarda forse leggi Siddharta
Ma la cultura crea castelli di carta
A me non basta e voglio il timbro
Sul permesso di soggiorno per l’Olimpo

Redigo un dettato diretto da un daimon
All’inizio l’apeiron alla fine Lord Byron
Di sera mi appaiono frammenti inediti
Rivedo colpe fraintendimenti e fremiti
Pare che le prima di rado uno le erediti
Il cielo talvolta sembra un tetto di Eternit
Ipotesi d’eternità tra le infermità
L’apoteosi della realtà quando si ripete ciò che è stato già
Girovago senza lodi da tessere
Sono la prima persona del verbo essere
Palpebre serrate e trappole oniriche
Promesse scariche al cospetto di Osiride
Si ripete ovunque il giudizio di Paride
Altrove si schiude l’ennesima crisalide
Si consolidano tragedie insolite
Mi congedo dalla mia identità come un apolide

Ad ora tarda forse leggi Siddharta
Ma la cultura crea castelli di carta
A me non basta e voglio il timbro
Sul permesso di soggiorno per l’Olimpo

Ad ora tarda forse leggi Siddharta
Ma la cultura crea castelli di carta
A me non basta e voglio il timbro
Sul permesso di soggiorno per l’Olimpo

Una strega sui monti mentre molti la impalano
I solchi dei secoli sopra l’ipotalamo
Calano i sudari su ogni corpo diafano
Mano nella mano in un giuramento afono
Devoto a Persefone m’immedesimo in Ade
Tra determinate persone il tempo decade
Lunghe scalate sopra la tabula rasa
Satana lupus in fabula è chiamato in causa
Morte pausa reincarnazione
Samsara l’illuminazione
Minareti arroccati tra miliardi di battiti
Monaci sotto porticati ignorano lo shakti
Shock anafilattici senza punture
Letture di epitaffi colme di paure
Copernico riprese la teoria di un avo
Scoprì quanto affermò prima Aristarco di Samo

Ad ora tarda forse leggi Siddharta
Ma la cultura crea castelli di carta
A me non basta e voglio il timbro
Sul permesso di soggiorno per l’Olimpo

Ad ora tarda forse leggi Siddharta
Ma la cultura crea castelli di carta
A me non basta e voglio il timbro
Sul permesso di soggiorno per l’Olimpo

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13
Apr

Esternazioni generiche

   

Pubblicato mercoledì 13 Aprile 2011 alle 16:17 da Francesco

Mi sto riprendendo bene dal fuoriprogramma emotivo delle ultime settimane. Nei momenti bui io non ho una fede, un ideale, un progetto o una voce amica a cui aggrapparmi e difatti mi attacco sempre al cazzo. In tutti questi anni la masturbazione mi ha aiutato moltissimo a compensare le mancanze affettive, ma capisco che parlare di questa pratica in una certa maniera per parecchie persone sia ancora un tabù.
Se bastasse farsi le seghe per essere felici probabilmente la Terra sarebbe invidiata dal resto dell’universo, ma almeno nel mio caso mi hanno aiutato a sopportare lo stress, specialmente durante i momenti più parossistici. Immagino che la masturbazione non possa sostituire affatto i rapporti sessuali che coinvolgono gli innamorati, tuttavia non credo neppure che questo debba essere il suo proposito. Nella cultura italiana, che gronda cattolicesimo da ogni parte, è diffuso il senso di colpa, perciò l’onanismo (definizione prettamente cristiana) viene vissuto molto male da certi individui, tra i quali figurano anche taluni che pur proclamandosi atei non riescono a staccarsi dalle influenze culturali che la religione esercita sulla società.
Io stesso sono considerato uno sfigato sebbene tale epiteto mi venga rivolto sempre da tergo. Non posso e non voglio organizzare la mia vita per integrarmi in una rete di menzogne poiché pago già lautamente il mio dazio all’incoerenza e non voglio sobbarcarmi altri oneri. Anche tra persone con un certo grado d’istruzione noto come siano frequenti molti preconcetti che spesso trovo disarmanti, perciò in questi casi in me viene anche meno la voglia di dialogare o di avere uno scambio di qualsivoglia genere con la controparte. Quando non c’è intesa le parole fanno soltanto rumore e cadenzano la confusione. Io non sono nessuno e nessuno sono destinato a restare, perciò non entrerò mai nelle grazie di qualcuno che vuole vivere di luce riflessa e per mia fortuna manco ci tengo. Riesco a bastare a me stesso, ma è normale che in me sia presente il desiderio di nutrire qualcosa di profondo per qualcuno e di essere contraccambiato. Io devo continuare a coltivare i miei interessi senza preoccuparmi del tempo che passa né di quello che è già passato. Tanti prima di me hanno attraversato le stesse questioni e tanti altri dopo di me si troveranno a sbrigare le medesime faccende con loro stessi. Perché ricadere negli errori degli altri? La ripetizione dei propri forse non è abbastanza? Alla fine con le tribolazioni interiori me la sono sempre cavata. Sono i momenti in cui anch’io mi ricordo di poter desiderare davvero che mi spiazzano un po’, ma forse è inevitabile ed è anche un bene. Non pretendo di controllare ogni singolo evento della mia esistenza, ma non pretendo neppure di essere impassibile in quei rari casi in cui sperimento le sensazioni di vuoto e d’ignoto che sono diverse da quelle che vivo quando matura in me la convinzione che non ci sia nulla ad attendermi. Pare un grande casino. Per concludere questo appunto prolisso cosa dovrei scrivere? Opto per quanto segue: ‘sti cazzi.

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11
Apr

L’impraticabile via della perfezione

   

Pubblicato lunedì 11 Aprile 2011 alle 15:56 da Francesco

Domenica ho camminato per ventuno chilometri e per quasi tutto il tragitto ho accompagnato i miei passi alla lettura de “Il Maestro e Margherita”. Sono tornato a casa stremato e non per via della distanza che riesco a coprire agevolmente a corsa con ritmi sostenuti, bensì a causa del digiuno prolungato e involontario che ho protratto per circa ventitré ore. La spossatezza e la vicinanza dello stato ipoglicemico mi hanno chiarito le idee, perciò in futuro, qualora mi trovassi ad affrontare situazioni analoghe, potrei procurarmi deliberatamente lo stato psicofisico in cui sono piombato accidentalmente e per mezzo di questo sciogliere il bandolo della matassa.
Ho commesso un passo falso nell’introiezione di un evento per me assai raro e ancora una volta l’introspezione mi ha aiutato a scoprire lo sbaglio benché in questa occasione le sia servita una spinta notevole. Non escludo che le circostanze nella quali mi sono trovato a cogitare me le sia procurate inconsciamente, come se io avessi sviluppato delle difese immunitarie nel subconscio. In ogni caso ho compreso che posso mantenere ancora a lungo l’equilibrio tra il desiderio e la sua antitesi, perciò non devo preoccuparmi di compiere una scelta al più presto. Ho ingigantito un dolore e l’ombra di un gatto mi ha fatto credere che una tigre si stesse avvicinando verso di me. Ovviamente devo sopportare alcuni strascichi emotivi, però ciò non costituisce un problema. L’inesperienza mi ha tradito, ma l’intelligenza mi ha vendicato. Non sono perfetto, ma non cesso mai di provare a perfezionarmi. Per quanto sia banale e ricorrente, una citazione di Nietzsche risulta sempre veridica, però non voglio riportarla. Sono disposto ad alzare bandiera bianca a patto che al centro di questa campeggi un cerchio rosso, così da ricordarmi l’indole di un popolo con cui sono stato a contatto più volte e che supera ampiamente lo stoicismo.

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8
Apr

Terapia notturna

   

Pubblicato venerdì 8 Aprile 2011 alle 23:46 da Francesco

Fatico ancora ad addormentarmi e quando non mi alleno sono pervaso da una sensazione di stanchezza che non è imputabile agli sforzi fisici benché questi siano intensi e prolungati. Ogni tanto mi ricordo di avere quasi ventisette anni, però nel mio passato non c’è traccia d’amore che non sia quella materna e, con la complicità dell’insonnia, questa constatazione mi toglie sempre il fiato. Certe volte vorrei accelerare il tempo ed essere già anziano, almeno potrei stare in pace per gli ultimi anni della mia esistenza. Anche la sofferenza deve scomparire prima o poi perché neppure a lei è concessa l’eternità. Questi pensieri arrendevoli si presentano a me appena appoggio la nuca sul cuscino, però al risveglio scompaiono quasi tutti, come se venissero inceneriti dalla luce di ogni nuovo giorno. In passato la notte era il mio regno solitario, ora invece mi sento un clandestino tra le sue ore. Mi sembra di essere tornato adolescente dato che per calmare le mie ansie devo masturbarmi due volte al giorno.
Mi sto rendendo conto che presto o tardi dovrò scegliere se lasciare il mio cuore aperto o cospargerlo di cemento armato. Per tutti questi anni sono riuscito a stare da solo e allo stesso tempo sono stato pronto ad abbassare tutte le difese ogni volta che ne valesse la pena, ma sono sempre stato trafitto da delusioni potentissime. Se conservassi almeno un ricordo piacevole delle occasioni perse, se almeno avessi assaporato un po’ la complicità, fosse anche per un periodo brevissimo, allora oggi, forse, potrei resistere più a lungo. Sono giovane, ma non sono più un pischello e ormai fatico a tenere in equilibrio la solitudine assieme al desiderio d’amare: non ci sarà sempre posto per entrambi. Non provo rancore verso nessuno, ma non posso fare più di quanto le mie forze mi consentano. Se in passato fossi stato più superficiale e avessi cercato relazioni prettamente carnali forse la mia vita privata sarebbe stata più semplice, o almeno sarebbe esistita. Il sesso non mi incuriosisce perché immagino che senza amore sia soltanto una sega più articolata, ma suppongo che la mia inesperienza qualche volta abbia contribuito a precludermi certe occasioni. Forse anche la migliore delle donne vuole che altre l’abbiano preceduta, come a certificare la qualità del suo uomo. Sono certo che tutto passerà.

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7
Apr

Oltre la Colchide

   

Pubblicato giovedì 7 Aprile 2011 alle 15:41 da Francesco

Sono nel pieno delle forze e non potrei versare in condizioni migliori per affrontare il mio kali yuga personale. Vigore e sofferenza si scontrano in me, però non capisco se siano soltanto antitetici o anche complementari. Mi sento come se fossi il cinquantunesimo argonauta di stanza nel mio mondo interiore. Devo conservare il prana e dare una giusta forma al desiderio affinché quest’ultimo non venga deformato dalla paura né dalla frustrazione. Devo adattarmi ad un tipo d’armonia diversa da quella che ho conosciuto fino ad oggi. Per quanto possa suonare strano, credo che la solitudine sia un paradiso transitorio in cui non si possono mettere radici a meno che non lo si voglia inquinare. Ho carezzato una definizione simile per anni, ma finora non l’avevo mai sentita completamente mia. Non posso cambiare il mio assetto interiore in un battito di ciglia, perciò immagino che sia naturale un periodo di transizione durante il quale io avverta una sofferenza indicibile. Anche ricorrendo a qualche danza sacra credo che sia difficile stare perennemente a tempo con i cambiamenti inevitabili della propria esistenza.

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6
Apr

Kali Yuga

   

Pubblicato mercoledì 6 Aprile 2011 alle 23:24 da Francesco

Ho commesso errori monumentali, come se avessi ancora bisogno di altre cattedrali nel deserto. Pago i miei sbagli senza buttarmi giù. Ultimamente faccio fatica ad addormentarmi, però non ho paura dei fantasmi che mi sfidano. Erano anni che non mi trovavo a combattere contro il dolore. Una parte di me vorrebbe abbattersi perché è più facile e consolante, ma non ci penso proprio a cadere. Conosco le astuzie dell’inconscio. Incasso i colpi che non riesco a schivare e mi sembra che qualcosa mi laceri dallo sterno fino all’ombelico, ma in questi casi ritraggo l’addome e me lo batto con colpi secchi per attenuare i picchi di frustrazione.
Se mi lasciassi andare allo sconforto per me sarebbe la fine e di certo non troverei mani tese ad aiutarmi. Non mi serve la comprensione, ma voglio meritarmi la possibilità di amare e per quanto sia difficile, la perderei irrimediabilmente se in primo luogo dimenticassi d’amare me stesso. Per quanto mia madre mi voglia bene, io non riesco a primeggiare neanche nel suo cuore e non la incolpo per questo, ma nel corso degli anni, di conseguenza, ho finito per credere che non sarei mai riuscito ad essere un punto di riferimento per una ragazza e anche a causa di questa convinzione sbagliata sono rimasto distante dall’altro sesso.
Mi sono concentrato troppo su me stesso, ma la mia unica alternativa era l’autodistruzione e se l’avessi scelta allora la croce invece di sfasciarla in terra me la sarei ritrovata due metri sopra il cranio. Avverto una sofferenza profonda che voglio sconfiggere benché per adesso riesca solo a conviverci. Qualcuno si anestetizza con il tabacco, con l’alcol, con la droga o con le parole degli amici, ma io non sono mai ricorso a nulla di tutto questo e oggi più di ieri voglio la lucidità al mio fianco per attraversare un periodo che si preannuncia lungo e denso di mestizia.
Pago sempre la mancanza di esperienza e dentro di me c’è molto d’inespresso che non riesce a trovare uno sbocco. Dopo anni di serenità solitaria forse era inevitabile che arrivassi a questo punto, ma ne sono contento perché mi sento vivo. Soltanto una malattia grave potrebbe avere qualche chance di annientarmi, perciò se un cancro volesse mettersi i guantoni… Adesso io non posso più vantare la brutta copia dell’atarassia, ma chissà, prima o poi potrei riappropriarmene.

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5
Apr

Ancora sulla breccia

   

Pubblicato martedì 5 Aprile 2011 alle 22:43 da Francesco

In certe parti del mondo le persone muoiono insensatamente, mentre in altre le zone del globo gli individui non riescono a vivere benché le loro funzioni vitali siano attive. Talvolta sembra che tra il pleistocene e il presente quasi non vi siano migliaia e migliaia di anni. Sopraffare, fottere e guadagnare: mi domando se davvero tutto si riduca a questa osservanza della legge di natura. Vorrei iniziare ad amare qualcuno prima di essere troppo vecchio per farlo completamente, però devo anche fare i conti con la realtà che mi circonda e non vedo nulla di promettente attorno a me. Ogni tanto, anche quando mi trovo in ampie radure, mi sento come un animale in gabbia.
Sono forte e sereno, ma vivo come un nomade in un vuoto stanziale. Non sono abituato a stare nei pensieri di qualcun altro, perciò non sono in grado di capire se io interessi ad una persona o meno. Non riesco a captare certi segnali perché affettivamente io sono un completo analfabeta. A intervalli irregolari spunta sempre fuori qualcuno o qualcosa a ricordarmi che la mia esistenza potrebbe anche conoscere la condivisione e l’amore reciproco, però puntualmente, di questo promemoria, resta soltanto una raccomandazione per il futuro.
Prima o poi il tempo chiuderà il mio cuore e forse nell’amarezza di questa evenienza riuscirò a trovare comunque un po’ di sollievo per una certezza di cui comunque farei volentieri a meno. Molte cose possono cambiare dal giorno alla notte e in questo angolino dell’universo talvolta si sono verificati cambiamenti straordinari per intere popolazioni e per singole vite. Non credo ai miracoli e non me ne aspetto uno, inoltre non sono condannato a nulla, o almeno, non ancora.

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