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Nell’incedere dei giorni correnti e venturi

Un altro autunno s’insedia sulle incipienti macerie della stagione vacanziera e io assisto per l’ennesima volta a questo cambio della guardia. Rivendico una certa continuità interiore al netto delle ore di luce e delle prenotazioni alberghiere. Mi piacciono i posti spogli, istantanee di nature morte da cui talora i miracoli si ergono come unici dignitari. Non pretendo che la realtà mi stupisca, però mi mancano un po’ le sorprese nelle merendine, subdole latrici di grassi saturi.
Il tempo prepara con cura cattive notizie e le distribuisce all’uopo, ma queste vengono recepite con differente sensibilità dagli individui e ogni tanto non risultano funeste come appaiono. In quale libro sacro è descritta la netta differenza tra bene e male? O forse questa distinzione si annida in un volumetto fuori catalogo che ormai si trova solo nel mercato dell’usato. Sono restio a seguire i lenti sviluppi di un divenire che mi appartiene sempre di meno, perciò volgo la mia attenzione altrove e ne traggo tutto il vantaggio possibile. Non ho aspettative e a mia volta non mi faccio attendere perché non ho stabilito appuntamenti col destino, però non posso escludere che quest’ultimo prima o poi decida di presentarsi lo stesso al mio cospetto e senza la buona creanza di annunciarsi.
Il senso di precarietà avvolge ogni cosa e la candida al ruolo d’imminente disastro, ma troppe riflessioni su ciò che è in potenza rischiano di paralizzare la volontà, l’azione, la scelta, insomma tutto il parentado del libro arbitrio. Il corso degli eventi si dipana in cicli e momenti di rottura, in schemi ripetitivi nei quali talora cambiano soltanto gli interpreti e a seguito di cui, talvolta, non vale la pena di fasciarsi la testa neanche dopo che questa si sia davvero rotta. Cerco di non farmi soverchiare dalle idee oppressive giacché si tratta di una partita concettuale dove il pensiero si presta a campo di gioco e patibolo. Osservo distanze di sicurezza, mantengo debiti distacchi e le salubri lontananze mi beneficiano più di quanto l’occhio sappia cogliere, ma non è importante che qualcuno se ne avveda.

Francesco

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