Le giornate si allungano mentre le speranze di taluni si accorciano e altre finiscono per pendere dai piedi di chi nel frattempo s’impicca. Nulla sembra più lo stesso perché non lo è mai a causa della costante trasformazione di cui è oggetto ogni aspetto della realtà tangibile.
Il mio pensiero si disperde nell’etere e io vorrei seguirlo per planare a mia discrezione su ogni angolo del pianeta, però riesco a concedermi qualche uscita fuori porta con la mente e ne sono contento: la meditazione è un ottimo tour operator. La mia esistenza sta decelerando e così mi sembra che tutto il resto mi passi vicino rapidamente, ma io spero di rallentarla ancora di più. La frenesia non mi giova né sono in grado di fornirle un permesso di soggiorno. Anche se non parlo con nessuno avverto le vibrazioni delle altrui angosce e immagino che esse siano destinate ad aumentare tanto in frequenza quanto in intensità. Se avessi la panacea di tutti i mali la stapperei per l’occasione, ma io tutt’al più posso provvedere a me stesso e solo per il tempo di cui dispongo: per quanto m’è dato sapere la partita con la morte non prevede i supplementari e concede solo il rigor mortis; mi chiedo piuttosto chi designi la terna arbitrale e se essa non sia trina per una mera questione di risparmio.
A me basta poco per liberare la mente dalle zavorre che le affido in maniera irragionevole, ma sarebbe opportuno che io prima di tutto imparassi a non gravarla affatto senza un giusto motivo. Da grande foglio fare il doganiere presso il confine tra la realtà e la mia interiorità per regolare il traffico di merci e soprattutto quello dei pensieri.
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