Nel corso degli anni questo disco è diventato uno dei miei preferiti, infatti l’ho ascoltato durante dei periodi di merda in cui s’è rivelato un potente rimedio, ma ha fatto da sfondo anche a momenti di tutt’altro tenore, quando ogni cosa ha girato per il verso giusto e gli eventi hanno reclamato le dovute celebrazioni. La mia copia in vinile è una modesta stampa del 1976.
In poco più di mezz’ora è condensato un capolavoro a cavallo tra prog e hard rock che secondo me ha una portata emotiva senza pari, anche grazie alla voce di David Surkamp.
La prima volta che ascoltai Theme From Subway Sue, la sesta traccia, dissi tra me e me: “Non c’è Robert Plant che tenga!”. Non so perché me ne uscii con quel paragone tanto improprio quanto spontaneo, ma non posso negare come tra le statistiche dei miei ascolti i Pavlov’s Dog primeggino sui Led Zeppelin da almeno un paio d’anni.
Escludo che io sia affetto da melomania, però ci sono dei dischi che nei momenti giusti riescono a sortire determinati effetti su di me: è come se avessi a disposizione una farmacopea e fossi capace, entro certi limiti, d’influire sul mio umore.
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