Sincronicità e partenze

Sono prossimo alla partenza per un lungo viaggio, il più lungo che abbia mai affrontato e ne sono entusiasta. Non ho colto al volo l’occasione che mi è capitata, ma ho fatto comunque in tempo ad approfittarne per mettere qualcos’altro nel bagaglio delle mie esperienze.
Credo sempre meno alle coincidenze ma continuo a chiamarle in questo modo perché non voglio azzardare più di quanto mi consentano le mie intuizioni. A volte la sincronicità di Jung mi sembra che assurga la rango di scienza esatta, però non me ne convinco mai abbastanza e dunque ne resto solo affascinato, mai persuaso! Mi aspettano diciotto ore di volo e altrettante di attesa negli aeroporti. Vorrei uscire illeso da un disastro aereo per fare marameo alla morte, però se io dovessi davvero precipitare mi piacerebbe che le correnti dell’Atlantico (o quelle del Pacifico) avessero cura di portare i miei effetti personali sulle rive battute dai passi di una persona sola. Anni fa mi ero ripromesso che il mio prossimo viaggio sarebbe stato accanto a qualcuno e così per un po’ ho tessuto fantasie d’unione alle quali non sono mai seguiti intrecci di altro tipo: non sono riuscito a tenere fede a quel proposito perché di fede non ne ho trovata.
Come al solito cerco di viaggiare il più leggero possibile, perciò mi porto dietro poco di più di quanto serve per coprire la nudità adamitica: qualche libro, un paio di scarpe per correre, il mio passaporto, la patente internazionale e un paio di dispositivi elettronici (come sarebbero stati definiti un tempo, quand’ancora certa tecnologia non era diffusa come oggi e come forse lo sarà ancor di più un domani, magari con un’accresciuta consapevolezza di tutto il resto).
Prima di ogni partenza c’è sempre una traccia che ascolto più di altre e Sono un uomo di Claudio Rocchi è quella in cui adesso trovo maggiore risonanza: insomma, frequento quelle frequenze.
Buona fortuna a chiunque stia riprendendo quota, in volo o sul livello del mare.

Francesco

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