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Le assenze del controllore

Io non pretendo di avere sempre il controllo della situazione perché una tale superbia potrebbe nuocermi gravemente. Qualche giorno fa ho constatato durante una discesa che un freno della mia bicicletta si era allentato, di conseguenza ho dovuto scegliere se insistere sull’arresto del mezzo o aggirare l’auto che mi precedeva: alla fine ho lasciato il freno e sono schizzato di lato. Altre volte mi sono trovato in situazioni analoghe.
Alcuni anni fa in mountain bike dovetti affrontare una discesa sterrata all’inizio della quale presi più velocità del dovuto, ma evitai di frenare perché se lo avessi fatto sarei sicuramente rovinato a terra. Aiutato dal caso, l’ammortizzatore degli audaci, raggiunsi illeso la strada piana e potei rallentare, ma impiegai di più a fare altrettanto con il battito cardiaco.
In casi del genere credo che in me si scontrino l’istinto e la ragione: nel primo la paura è una plenipotenziaria, nella seconda invece un’affidabile consigliera. Forse certi incidenti sono dettati dall’arrogante pretesa di risolvere un imprevisto col primo approccio, nonostante risulti subito non adatto. Talora potrebbe sussistere un’incapacità di pagare la propria avventatezza con la cessione parziale e temporanea di sé a quanto ne trascenda le capacità, allo stesso modo in cui il pericolo sia stato innescato da un salto a piè pari sul buonsenso.
Possibile che per qualcuno sia preferibile battere la testa contro un muro pur di non ammettere di avere torto? La risposta è così telefonata che costa una conferma solida ad ogni scatto d’ira. La traslazione di queste righe sul piano emotivo è spontanea, ma soltanto estensiva dato che non si compie un vero un cambio di campo. In altre parole la possibilità di ragionare a lungo su d’un problema non costituisce necessariamente un vantaggio, ma talvolta può essere soltanto un’occasione d’ozioso lambiccamento in attesa d’una catastrofe evitabile. Per banale che sia, e questo appunto lo è in molte parti, mi vedo ancora intento a incensare la lucidità senza tuttavia nasconderne i limiti: vorrei potermi comprendere così tanto da poter fare a meno di me stesso.

Francesco

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