Un uomo giace sopra una barella traballante e si conquista un posto in prima fila per guardare la replica veloce della sua vita. Le immagini dei suoi anni si avvicendano in una successione rapida, ma egli riesce a comprenderle tutte più di quanto sia riuscito a fare nelle lunghe riflessioni della sua esistenza. L’uomo è in procinto di morire mentre i sanitari che lo circondano tentano in tutti i modi di strapparlo alla morte per ottemperare al giuramento di Ippocrate e per continuare a vivere senza il peso di un’accusa di negligenza. Alcuni viaggi appaiono interminabili, ma è piuttosto difficile trovarne uno che sembri più esteso di quello che parte da una corsia di emergenza e si conclude in una sala di rianimazione. Il suono di una sirena, la luce psichedelica di un lampeggiante e le voci concitate dei barellieri accompagnano l’uomo verso l’ultimo respiro come una folla che inciti un ciclista a pochi metri dal traguardo. Il tempo che intercorre tra la morte di un uomo e la dimenticanza collettiva di quest’ultimo è un colpo di spugna sopra un rubinetto che perde. La ritualità che segue la morte assomiglia a una festa di carnevale nella quale le maschere luttuose si prostrano davanti all’organizzatore esanime e lo incensano con lodi forzate.
Con un segno di comando ristabilisco un punto d'equilibrio. Non v'è in me prossimità alcuna:…
Non amo i visi lunghi nel duplice significato dell'espressione e anche a quest'ultima mi riferisco…
Mi avvalgo della facoltà di respirare, ma secondo i crismi del pranayama. Non ho le…
Preferisco un sano pragmatismo alla maggior parte di convinzioni ideologiche, dunque non è per l'astratto…
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Ci sono dei giorni in cui l'abbraccio di una principessa mi farebbe proprio comodo, o…