Autodeterminazione

Non lascio che l’aspetto minaccioso della vita mi inganni e non sono disposto a deporre il mio respiro. Rivendico ancora una volta il mio cazzo di diritto a vivere. Prendo sempre la sofferenza di petto anche se mi faccio male e ogni volta corro il rischio di cadere in un baratro senza fine. La mia forza di volontà è così grande che sfugge al mio controllo. Non ho speranze a cui aggrapparmi né voci amiche da ascoltare, ma combatto da solo sulle alture della realtà perché non amo i rifugi onirici. I miei fallimenti vogliono farmi diventare un cinico e un pezzo di merda, ma non ci riescono perché conosco i loro trucchi. I miei sentimenti sono immacolati e splendono ancora come il giorno in cui li ho ricevuti in dono dalla mia ragione. Qualsiasi dolore che provo non fa che ingigantire la mia capacità di amare e mi stimola ad andare avanti. Quando supero un brutto momento mi faccio una tacca sull’anima e dopo un pianto catartico ci verso qualche lacrima notturna per impregnarla di valore emotivo. Le proposte di un paradiso futuro le brucio nell’indifferenza e rinnego ogni dottrina che vuole strapparmi comodamente dalla lotta contro il malessere. So di cosa ho bisogno e so anche che non mi spetta di diritto, ma non ci rinuncio e continuo la mia corsa contro il tempo. Ho sopportato anni di isolamento, ho ascoltato i rifiuti delle regine, sono stato rinnegato e dimenticato, ma la cosa peggiore che mi sia successa è stata la compassione saltuaria che ho provato per me stesso. Ho superato momenti di parossismo indicibile senza l’ausilio di nulla e nessuno. La mia schiena è ancora intatta nonostante le delusioni abbiano tentato di frantumarla. Vaffanculo, io sono vivo perché sono in grado di amare.

Francesco

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