Un uomo canuto allunga una mano per sollevare il lenzuolo bianco che copre il cadavere della figlia. La giovane ha il volto tumefatto e il busto dilaniato. Appena il padre vede la sua primogenita non riesce a trattenersi e vomita involontariamente sul corpo di quest’ultima, poi scoppia a piangere e infine sviene a seguito di un mancamento. Le luci blu dell’ambulanza rischiarano i resti delle due auto e invitano a nozze il voyeurismo degli automobilisti che procedono lentamente vicino al luogo dell’incidente come se stessero partecipando a una processione paesana. Una delle vetture coinvolte nel sinistro sembra la scultura di un artista astratto privo di talento. Un agente stende un verbale sgrammaticato mentre dalla radio della sua volante si odono le comunicazioni che pervengono dalla centrale. Nell’impatto ha perso la vita anche una famiglia straniera che era composta da una madre, un padre e due figli. Il nucleo familiare aveva appena iniziato la sua vacanza e probabilmente non si aspettava di essere estratto per una gita nell’ignoto che di solito si visita in apnea dopo l’ultimo respiro. I cartelli stradali danno le spalle ai deceduti, non si muovono di un passo e mentre ridono sotto i baffi bisbigliano sarcasticamente: “Ve lo avevamo detto, noi!”. La morte è stata fortunata, infatti è riuscita a fare una cinquina al primo colpo. Il buonsenso ha subito un altro smacco, ma ormai si è assuefatto alla sconfitta.
Un commerciante vende mine antiuomo a prezzi vantaggiosi e vicino alla cassa esibisce una piccola scatola di cartone nella quale i clienti più generosi possono lasciare delle offerte per i mutilati di guerra. Certi popoli hanno molta melanina e per loro le creme abbronzanti sono completamente inutili, ma grazie al dio Marte hanno ricevuto in dono il napalm dal cielo per abbellire la loro cute. Gli alchimisti contemporanei non cercano di ottenere l’oro dalla trasformazione del piombo, ma tentano di ricavare da quest’ultimo un po’ di acqua potabile. È molto lontana una soluzione per il problema della desertificazione, ma un designer ha proposto di gettare fosforo bianco nelle zone più aride del globo per dare una parvenza dolomitica a questi inestetismi della superficie terrestre. I bambini disegnano alberi e case sopra ogni Scud che i loro padri puntano verso gli antagonisti etnici. Un detto popolare piuttosto ridicolo suggerisce di scherzare con i fanti e di lasciare in pace i santi, ma credo che l’unica benedizione per certe trincee possa essere l’apparizione di una santa in giarrettiera inviata per conto di un fantomatico dio a spese della buoncostume di un mondo metafisico. Di tanto in tanto uno tsunami consente ai vertici del mondo di cavalcare l’onda delle preoccupazioni per il riscaldamento globale e mentre il sole picchia in testa qualcuno batte i pugni sul tavolo di una conferenza per enfatizzare il suo punto di vista sulle emergenze globali. Un ingegnere utilizza il retro del protocollo di Kyoto per appuntare la bozza di una nuova arma nucleare e sfoggia con orgoglio una t-shirt che invita le persone a partecipare alla raccolta differenziata.
Ci incontrammo per la prima volta ad Algeri, quando i francesi sfoggiavano ancora il képi sotto il sole africano; allora gli ultimi cingolati disegnavano linee oblique sopra le sabbie sahariane. Tornammo in Europa insieme e ci scambiammo promesse a forma di universo per farci coraggio a vicenda, ma le nostre parole non mi salvarono dalle pallottole e tu qualche anno dopo diventasti la sposa di un uomo che non aveva talento né colpe e allo stesso tempo indossasti i panni della vedovanza. Tua figlia crebbe arguta e infelice come te; se ne rese conto il commissario quando vi trovò abbracciate ed esanimi accanto al veleno per topi. Nella vita successiva ci incontrammo solo una volta e fu per caso. Ci sfiorammo nelle profondità della metropolitana londinese durante i giorni della contestazione studentesca, ma quell’attimo di inconsapevolezza non ci permise di ricordare noi stessi. Vivemmo e morimmo un’altra volta per vincoli biologici. Sotto una legge simile a quella del samsara nascemmo nuovamente e capitammo nella stessa famiglia: tu venisti alla luce quattro sei dopo di me. Il nostro amore risorse in tenerà età tra le mura domestiche, ma ci rendemmo conto della sua origine solo quando ci baciammo all’entrata dell’ateneo: quel giorno grandinò a lungo e piovve la prima accusa d’incesto. Non ci curammo dei giudizi morali e ci trasferimmo in città per nascere un’altra volta senza prima morire. Le cose non andarono bene. Presi la pistola d’ordinanza e ti sparai in testa per gelosia, poi la puntai verso di me e staccai il biglietto per un’altra fermata dell’eternità.