Ieri sera sono andato a Pisa per vedere Ralph Towner dal vivo, nonostante lo abbia ascoltato solo superficialmente in collaborazione con John Abercrombie in un album dal titolo “Sargasso Sea”. Il concerto si è svolto in una vecchia chiesa in via Palestro e credo che siano accorse circa cento persone per vedere uno dei musicisti più rinomati delle ultime decadi. Non ho mai applaudito, ma mi sono limitato a seguire con attenzione l’esecuzione magistrale di Towner sulle sei e sulle dodici corde. Non sono un patito dei dischi acustici, ma devo ammettere che certi brani suonati dal vivo risultano più godibili per le mie orecchie. Il pubblico era composto prevalentemente da musicisti entusiasti che più di una volta si sono lanciati in gesti di idolatria nei confronti dell’ex membro degli Oregon e dei Weather Report. Il concerto è durato un’ora e un quarto ed è stato abbastanza intimo e piacevole. Una giovane orientale mi ha strappato un sorriso quando si è alzata dal suo posto per porgere un fazzoletto a Towner. Ho apprezzato molto le esecuzioni di un pezzo di Miles Davis e Bill Evans, che non sono riuscito a riconoscere, e di un pezzo di Charles Mingus. Sulla via del ritorno ho avuto modo di scorgere un po’ del folclore pisano: un tossico che sbandierava la sua ricetta per il metadone di fronte a un farmacista perplesso, l’esercito di studenti universitari schierato lungo l’Arno e un C130 dell’aeronautica militare appena decollato dall’aeroporto di Pisa-San Giusto. Sono tornato a casa verso le due di notte e mi sono addormentato qualche ora dopo con un po’ di cultura jazz in più.
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