Non me la passo bene in questo periodo, ma ho già affrontato molti momenti negativi e non temo questo ennesimo calo emotivo. La bellezza della primavera accentua puntualmente il mio vuoto interiore e mi affatica l’esistenza. Non è facile stare soli in un’epoca che esalta l’individualismo solo quando è sinonimo di arroganza, ma so che esistono sfide più difficili che per fortuna non devo affrontare. Quando mi sento triste e al limite delle forze spendo un po’ di tempo a guardare le grandi sofferenze del mondo e ogni volta finisco per ottenere un mix di sollievo e imbarazzo. Ci sono tante cose che non riesco a comprendere e tante sensazioni che non sono ancora in grado di calamitare verso me. Un po’ di retorica e qualche banalità banchettano in queste righe, ma accetto tranquillamente la loro presenza perché non ho propositi letterari. Mi voglio bene e parlo molto con me stesso, ma per quanto mi è possibile cerco di evitare le tentazioni dell’egocentrismo. I momenti di inquietudine si susseguono velocemente uno dopo l’altro, ma talvolta hanno dei risvolti positivi che mi consentono di osservarmi con attenzione. Ogni tanto le angosce mi fanno inarcare la schiena e m’incupiscono. Confido nell’avvento di giorni migliori, ma non ho intenzione di vegetare in attese mummificanti. Cerco di capire cosa fare e il modo migliore per farlo perché sono l’unico artefice della mia esistenza e il solo responsabile del suo andamento. Colleziono colpe e meriti di fronte ai limiti che m’impongo senza rendermene conto.
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