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Nubi notturne e res cogitans

Stanotte ho camminato molto. Sono uscito di casa e ho vagato per almeno un paio di ore lungo una stradina di campagna priva di illuminazione. Durante i tratti più bui del mio percorso ho tappato il naso con due dita e mi sono immerso nei pensieri che stazionano al mio interno. Ho approfittato dei chilometri notturni per ripassare un insegnamento tanto vecchio quanto semplice. Ho rammentato l’impossibilità di decifrare la realtà oggettiva e il vizio delle percezioni individuali. Credo che il mondo non sia altro che la somma delle proprie interpretazioni e penso che l’uso di una chiave di lettura negativa non possa connotarlo positivamente. È possibile che la tendenza alla tristezza dipenda da una visione del mondo imperniata sulla tristezza e che una tendenza all’ottimismo dipenda da una visione del mondo imperniata sull’ottimismo. Condivido l’idea che lo stato d’animo di un individuo non sia collegato a un avvenimento, ma bensì all’interiorizzazione di tale avvenimento. Queste parole sono di una semplicità disarmante, ma credo che la loro applicazione nella vita quotidiana non sia affatto facile. Ho imparato per l’ennesima volta l’importanza di approfondire la conoscenza di me stesso e indirizzerò le mie letture future in questo senso. Spesso mi sembra che le dottrine orientali vengano utilizzate per masturbare l’Ego occidentale e per dare un tono di apparente profondità a certi razziatori di folclore. Non voglio incappare nella cultura new age né ascoltare in un silenzio ridicolo filosofi improvvisati o santoni della domenica, ma desidero approfondire certi argomenti con una serietà pacata e piacevole.

Francesco

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