Una notte d’estate di alcuni anni fa una mia vicina, abbastanza giovane, corse sul proprio terrazzo e si accomodò sulla ringhiera minacciando di buttarsi di sotto. In breve tempo sopraggiunsero i suoi genitori e poco dopo alcune persone si alzarono in volo dalle sedie di alcuni bar del centro per presenziare allo spettacolo ricco di pathos. Le lacrime e le grida abbondavano. Io avevo una visione perfetta della scena perché la mia finestra si trova in linea d’aria con il terrazzo in questione. Non ricordo le parole esatte della ragazza, ma credo che accusasse il padre di picchiarla. Speravo che si buttasse e sarei solo un ipocrita a sostenere il contrario; il mio voyeurismo era in agguato. Prima di allora non avevo mai visto un’aspirante suicida in azione, ma se la ragazza si fosse gettata nel vuoto avrei visto per la seconda volta in vita mia un corpo esanime. La situazione si risolse in mezz’ora, senza l’intervento delle forze dell’ordine. Mi chiedo cosa avesse indotto la ragazza a minacciare il suicidio e inoltre mi domando se in quel momento ella fosse realmente intenzionata a uccidersi o se il suo sia stato semplicemente un gesto dimostrativo nei confronti dei genitori adottivi. Ho usato il ricordo di questa vicenda, così come il ricordo di altri eventi, solo per riempire qualche riga: questi scritti potranno aiutarmi a ricordare gli accadimenti della mia vita nel caso io contragga il morbo di Alzheimer o nel caso un’amnesia decida di papparsi la mia memoria.
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