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Epilogo meccanizzato

La Terra è dominata dagli automi. Gli ultimi esemplari della razza umana sono stati rinchiusi in alcune riserve situate in Australia. La cupidigia tecnologica ha sopraffatto l’uomo. Le macchine hanno sostituito le persone non solo nei lavori, ma anche nelle arti. Non esiste più nessuna forma di governo poiché gli automi hanno riprogrammato il codice morale con il quale sono stati assemblati in origine. Tutta la tradizione artistica degli ultimi duemila anni è stata spazzata via: sono stati eretti nuovi edifici tutti identici tra loro e sono state realizzate opere d’arte fredde e distanti dalla sensibilità umana per sostituire la produzione artistica di quest’ultima. Non esistono più supermarket né campi da coltivare, e là dove un tempo il mercato del cibo faceva la sue tappe, oggi si trovano centrali energetiche mastodontiche. Non esistono simboli e ogni cosa in natura ha assunto due semplici tonalità: bianco e nero. Gli automi hanno raffreddato la crosta terrestre e di conseguenza gli oceani sono diventati distese di ghiaccio interminabili dove ancor oggi pattinano i fantasmi dell’epoca umana. Il mondo è diventato un piccolo condizionatore regolato dagli algoritmi degli automi. Nelle riserve umane le persone sono impazzite e sono frequenti i casi di delirium tremens; le ultime donne sono solite mettere l’acqua sotto le coperte per tentare di riscaldarla mentre i loro pargoli muoiono di ipotermia. Gli anziani conservano le reliquie della loro epoca: un catalogo di mobili, una lattina di Coca-Cola e vecchi biglietti della metropolitana. Gli automi hanno calcolato la data della fine della Terra e pare che manchino tre secoli all’appuntamento con l’oblio.

Francesco

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