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Facoltà chilometriche

Oggi sono andato dal mio dentista per una breve seduta di igiene orale e sono tornato a casa percorrendo dodici chilometri a piedi. Il tempo non era dei migliori, infatti alcune gocce d’acqua hanno arrestato la loro caduta sul mio cranio. La pioggia è l’unica ossessione che mi aggrada. Ho camminato lungo strade poco frequentate, strade sterrate e fangose, popolate dal vuoto e decorate con antica immondizia. Le mie riflessioni piovane sono state incentrate sull’infinità di persone che mi sono lasciato alle spalle e sono continuate con l’abbandono dell’amarcord in favore di visioni lisergiche totalmente naturali. Mi sono immaginato in un corpo ibrido, in grado di raggiungere le profondità oceaniche senza difficoltà e con la capacità di vedere nell’oscurità. Mi trovavo negli anni ottanta e fluttuavo accanto a un sommergibile dell’URSS nelle acque dell’Atlantco. Mi piacerebbe aprire i mari per rovistare tra i relitti, saltando, correndo e pisciando sul fondale non più umido: passeggiare nella Fossa delle Marianne come lungo gli Champs Elysèe.

Francesco

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