Ho sistemato la mia stanza, adesso sembra più spaziosa. Sto ascoltando “Timeless Passion” di Chris Huelsbeck, un pezzo strumentale di musica elettronica. Questa rapsodia stende della carta velina lungo le pareti della mia mente per ricalcare immagini paradisiache che soventi pascolano nel mio encefalo. Vedo una giornata di sole con poche nubi per abbellire un cielo altrimenti troppo banale nella sua limpidezza, vedo me, mentre corro lungo la strada di un promontorio, vedo le mie braccia tese indietro e il mio capo rivolto in avanti; corro velocissimo. Mi piace questa strada e il senso di infinito scandito dall’orizzonte mobile di un oceano rivolto verso un nuovo continente. Adoro il guardrail perfettamente intatto e la strada su cui corro: l’asfalto quasi nero e nessun difetto sulla pavimentazione. Non c’è né inizio né fine a questa corsa in discesa. Se alzo la testa posso vedere l’ultimo spettacolo della corona solare prima dell’avvento della supernova. Metto l’ultimo punto a questo scritto e continuo a correre.
Con un segno di comando ristabilisco un punto d'equilibrio. Non v'è in me prossimità alcuna:…
Non amo i visi lunghi nel duplice significato dell'espressione e anche a quest'ultima mi riferisco…
Mi avvalgo della facoltà di respirare, ma secondo i crismi del pranayama. Non ho le…
Preferisco un sano pragmatismo alla maggior parte di convinzioni ideologiche, dunque non è per l'astratto…
Muovo verso le idi di marzo senza una ragione valida per chiamarle tali. Certi miei…
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